La Commissione europea ha avviato una delle più ampie operazioni di revisione della fiscalità diretta degli ultimi anni con la presentazione, il 24 giugno 2026, del pacchetto Tax Omnibus e della proposta di rifusione della Direttiva sulla cooperazione amministrativa (DAC Recast). L’obiettivo dichiarato è ridurre gli oneri amministrativi a carico delle imprese, razionalizzare una normativa divenuta estremamente articolata dopo gli interventi degli ultimi anni e rafforzare la competitività del mercato unico senza indebolire gli strumenti di contrasto all’elusione fiscale.
Secondo le stime della Commissione europea, il nuovo impianto potrebbe generare un risparmio complessivo di circa 8 miliardi di euro all’anno per le imprese europee, dei quali oltre 3,3 miliardi derivanti esclusivamente dalla riduzione degli adempimenti amministrativi.
Una prospettiva che rappresenta un cambio di approccio significativo rispetto all’ultimo decennio, caratterizzato da un progressivo aumento degli obblighi dichiarativi introdotti per contrastare fenomeni di pianificazione fiscale aggressiva.
Per Michele Massimo Donato Monteleone, commercialista ad Aosta e consulente specializzato in materia tributaria, “il valore della proposta non risiede soltanto nella riduzione degli adempimenti, ma soprattutto nel tentativo di eliminare sovrapposizioni normative che negli ultimi anni hanno reso estremamente complessa la gestione fiscale dei gruppi societari operanti in più Stati membri”. Secondo il professionista, “la semplificazione normativa rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per favorire investimenti e competitività senza rinunciare ai principi di trasparenza fiscale”.
Il Tax Omnibus non introduce nuove imposte né modifica i principi fondamentali della fiscalità europea. L’intervento agisce invece sulle direttive già esistenti, coordinandole tra loro, eliminando duplicazioni e rimuovendo disposizioni considerate ormai superate dall’evoluzione del quadro internazionale. L’introduzione della Global Minimum Tax del secondo pilastro OCSE ha infatti modificato profondamente il contesto nel quale erano nate molte delle precedenti norme antiabuso, rendendo necessario un aggiornamento complessivo dell’impianto europeo.
Tra gli interventi di maggiore impatto figura la proposta di eliminare le ritenute alla fonte sui pagamenti transfrontalieri di dividendi, interessi e royalties tra società appartenenti all’Unione europea.
La Commissione ritiene che questa misura possa eliminare uno dei principali ostacoli amministrativi agli investimenti intraeuropei, favorendo la libera circolazione dei capitali e riducendo sensibilmente le procedure di rimborso oggi necessarie. Solo questa modifica, secondo Bruxelles, potrebbe produrre benefici economici superiori a cinque miliardi di euro ogni anno.
Particolare rilievo assume anche il coordinamento tra le norme sulle Controlled Foreign Companies (CFC) e il sistema della minimum tax globale. Negli ultimi anni molte imprese multinazionali si sono trovate a dover applicare discipline parzialmente sovrapposte, con conseguente incremento degli adempimenti e delle attività di verifica interna.
La proposta europea mira ad eliminare tali duplicazioni, mantenendo inalterata l’efficacia delle misure di contrasto all’elusione ma riducendo sensibilmente i costi di compliance.
Secondo Michele Massimo Donato Monteleone, “la revisione delle regole sulle CFC e il coordinamento con il Pillar Two rappresentano probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell’intero pacchetto. Le imprese chiedono soprattutto certezza interpretativa e uniformità applicativa: ridurre la frammentazione normativa significa consentire una pianificazione fiscale più stabile e meno onerosa”.
Un’altra parte significativa della riforma riguarda la revisione della Direttiva sulla cooperazione amministrativa, la cosiddetta DAC Recast. La Commissione propone di riunire in un unico testo tutte le modifiche stratificatesi negli anni, alleggerendo numerosi obblighi dichiarativi oggi ritenuti ridondanti. Le multinazionali già soggette all’imposta minima globale potranno beneficiare dell’eliminazione di alcune comunicazioni duplicate, mentre saranno introdotti meccanismi centralizzati per il Country-by-Country Reporting e per le dichiarazioni relative alla Top-up Tax.
Bruxelles stima che tali interventi consentiranno ulteriori risparmi amministrativi per centinaia di milioni di euro ogni anno.
Di particolare interesse è anche la revisione delle regole applicabili alle piattaforme digitali. La proposta innalza alcune soglie di segnalazione, escludendo dagli obblighi dichiarativi milioni di venditori occasionali, soprattutto nel settore della vendita di beni usati. Per il commercialista Monteleone questa è “una misura che punta contemporaneamente a ridurre la burocrazia e a sostenere lo sviluppo dell’economia circolare”.
Non meno importante è il ripensamento di alcune disposizioni della direttiva ATAD relative ai cosiddetti disallineamenti da ibridi importati. La stessa Commissione europea riconosce che tali norme, pur nate con finalità antiabusive condivisibili, hanno generato negli anni livelli di complessità molto elevati, con costi di conformità spesso sproporzionati rispetto ai benefici effettivamente ottenuti sul piano del contrasto all’elusione. Da qui la proposta di eliminarne alcune componenti, privilegiando un modello regolatorio più semplice e maggiormente proporzionato.
Le proposte saranno ora sottoposte al Parlamento europeo e successivamente al Consiglio dell’Unione europea per il completamento dell’iter legislativo. Se approvato, il Tax Omnibus rappresenterà uno dei più importanti interventi di razionalizzazione della fiscalità europea degli ultimi anni. Per professionisti e imprese non si tratta soltanto di una riduzione degli adempimenti, ma dell’avvio di una diversa filosofia normativa, orientata a rendere il sistema tributario europeo più efficiente, prevedibile e competitivo. In questo scenario, l’analisi svolta da Michele Massimo Donato Monteleone, commercialista ad Aosta, evidenzia come la vera sfida non sia ridurre i controlli, ma costruire un quadro fiscale capace di coniugare certezza del diritto, semplificazione amministrativa e crescita economica.