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Quando trattiamo un argomento delicato come l’assegnazione della casa familiare parliamo di un diritto di abitazione e non si va a intendere l’attribuzione della proprietà dell’immobile. Per questo motivo, ci siamo rivolti all’Avvocato Davide Cornalba del Foro di Milano. L’Avv. Cornalba è esperto in diritto familiare ed è curatore di una serie di blog per appassiona Il diritto di abitazione presuppone la possibilità di abitare in un appartamento fino a quando è concesso dai termini dell’accordo.

Quella che viene definita la casa familiare, in materia giuridica, è il posto all’interno del quale due coniugi hanno stabilito la loro vita, quella coniugale e quella relativa al nucleo familiare. Nell’articolo 337 sexies del nostro codice civile la casa familiare e trattata in relazione all’assegnazione della stessa. Questo articolo chiarisce come la casa viene attribuita nell’interesse dei figli perché lì che essi sono cresciuti e continueranno a farlo dopo la separazione dei coniugi, scrive l’Avvocato Davide Cornalba.

Generalmente la casa viene affidata, all’incirca nella maggior parte dei casi, alla madre che potrà occuparla in quanto tutrice dei figli.

Ma quando viene assegnata in realtà la casa familiare? L’assegnazione di questa serve per tutelare i figli ancora incapace di provvedere alle necessità economiche, oltre a proteggere anche la madre che si occupa di di loro. Il provvedimento intrapreso dal giudice non ha come obiettivo quello di portare un ulteriore contributo economico al genitore che si occuperà della crescita dei figli vivendo insieme a loro ma serve per evitare che la prole subisca traumi ulteriori a quelli della disgregazione della famiglia. Infatti un giudice non può assegnare una casa familiare se i figli sono già autonomi e vivono al di fuori del nucleo familiare.

In pratica quindi la casa familiare viene concessa al genitore con cui i figli vivono materialmente  anche se all’altro genitore ovviamente viene concessa, se stabilito in sede giudiziaria, l’affido condiviso.

Ecco i presupposti necessari per l’assegnazione della casa familiare sono: Coppia di coniugi o conviventi, Una coppia  con figli minorenni, o con grave handicap o, se maggiorenni, ancora non autonomi economicamente.

Continua a leggere nel blog dell’Avvocato Davide Cornalba Infedeltà coniugale: le conseguenze legali dell’adulterio

Molto spesso nei film vediamo l’avvocato della difesa riuscire a vincere in un processo di divorzio riuscendo a trovare l’adulterio dell’ex partner dell’assistita (o dell’assistito). Questo perché l’infedeltà coniugale porta delle conseguenze legali in termini di adulterio. L’infedeltà è difatti un comportamento che va contro agli obblighi vincolanti del matrimonio. Similarmente all’abbandono immotivato del tetto coniugale, o nel caso di violenze e vessazioni, oltre all’omessa assistenza materiale e morale del proprio coniuge.

Diversamente da quello che molti ritengono, il tradimento di per sé non porta sanzioni sul piano prettamente economico, né fa implica direttamente il diritto a richiedere il mantenimento.

In modo eccezionale il compenso può esserci esclusivamente in caso di un adulterio che si è consumato in un contesto pubblico, oppure per un relazione adultera che abbia leso la reputazione, la dignità e l’onore del coniuge. Questo tipo di atteggiamento però non pesa sull’affidamento dei figli e sull’assegnazione della casa familiare.

Ma cosa si intende per tradimento nella fattispecie?

Il tradimento è inteso come una relazione (sia di tipo fisico che platonico o mentale) fra una persona coniugata e un partner diverso dal proprio. Il tradimento, come l’infedeltà del proprio partner ha in realtà conseguenze legali solo se le due persone sono vincolate dal matrimonio e non convenienti o fidanzati.  

Che cosa comporta dunque il tradimento?

L’infedeltà implica due importanti conseguenze, il coniuge infedele perde:

– il diritto al mantenimento;

– i diritti successori.

Queste conseguenze sono sintetizzate in un’unica espressione, cioè l’addebito. Attraverso la dichiarazione di addebito, in tribunale, se richiesto un giudizio di separazione, la responsabilità per la fine della convivenza viene addebitata al coniuge responsabile dei comportamenti adulteri, o negli altri casi, per via di atteggiamenti contrari al matrimonio. Per questo il tradimento ha come conseguenza l’addebito, perché comporta, l’imputazione di responsabilità per la fine dell’unione coniugale.

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AVV DAVIDE CORNALBA

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AVVOCATO DAVIDE CORNALBA

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La perdita del diritto al mantenimento

L’art. 143 del Codice Civile afferma che il matrimonio comporta l’obbligo reciproco alla fedeltà. Oltre a questa, deve esserci la tutela del partner che si traduce come assistenza (morale e materiale), e come collaborazione e coabitazione. Questi aspetti rappresentano i doveri imprescindibile secondo la legge per la prosecuzione della vita coniugale.

Quando avviene un tradimento c’è una relazione fisica o mentale al di fuori del matrimonio vi sono delle conseguenze sul piano giudiziario in caso di separazione e divorzio. La prima conseguenza è la perdita del diritto al mantenimento e la seconda è la perdita dei cosiddetti diritti successori. In questo articolo approfondiremo la questione del diritto al mantenimento. In termini giuridici, infatti, l’infedeltà coniugale porta il cosiddetto addebito, cioè l’imputazione della responsabilità della fine del matrimonio.

L’infedeltà ha delle conseguenze. Per esempio, il mantenimento è una forma di sussidio economico riconosciuta al coniuge considerato economicamente più debole, tale importo può essere riconsiderato nel tempo a seconda delle variabili economiche. L’assegno di mantenimento a volte, viene modulato prendendo come riferimento il cosiddetto tenore di vita mantenuto dalla coppia. In altri casi viene considerato seguendo altri aspetti, come il fatto che il beneficiario possa trovarsi un impiego e/o possedere un reddito personale. La separazione con addebito esclude quindi il diritto al mantenimento, ma non vieta la richiesta degli alimenti. I classici alimenti sono infatti riconosciuti al di là dell’addebitabilità della separazione, poiché sono erogati in quanto la persona è riconosciuta come in uno stato di bisogno. 

Per questo motivo l’Avv. Davide Cornalba ricorda che lo stato di bisogno per essere riconosciuto deve essere chiaro che la persona si trova impossibilitata a provvedere a sé stessa tanto da aver bisogno di un apporto economico. Il diritto agli alimenti, invece, anche se di carattere patrimoniale, non può essere ceduto quindi non può essere oggetto di pignoramento o cadere in prescrizione.

La perdita dei diritti sucessori

Quando si tratta di matrimoni che finiscono è già doloroso decretare la fine di una coppia senza dover immaginare anche una brutta battaglia in tribunale, tale da portare alla totale perdita della stima e dell’amicizia in un momento in cui è chiaramente venuto via l’amore.  Oggi giorno sono molti i divorzi come le separazioni e avvengono per i più disparati motivi. Uno dei motivi per cui i matrimoni finiscono è senz’altro l’adulterio, cioè il tradimento da parte di uno dei due coniugi, sia che questo sia di tipo fisico che di tipo più platonico.

Vi sono due conseguenze importanti che fanno seguito ad una separazione o divorzio con infedeltà ed è la perdita del diritto al mantenimento che va a proteggere la parte generalmente più debole economicamente. Oltre a questo c’è la perdita dei diritti successori, cioè l’accesso all’eredità una volta che il partner è deceduto.

Il coniuge è infatti secondo il nostro ordinamento  l’erede legittimario dell’altro.

Ciò vale a dire che non è possibile diseredarlo e che questo ha diritto in ogni caso a una quota del patrimonio dell’ex (che viene chiamata in termini giuridici “legittima”). Il diritto alla legittima quindi resta anche dopo la separazione e cessa solamente con il divorzio. Se invece, poniamo caso, la separazione fosse avvenuta con addebito (in caso di infedeltà, per esempio) verrebbero meno i diritti successori del coniuge. Riassumendo l’infedeltà coniugale è un illecito di tipo civile che comporta come sanzione l’addebito, cioè una imputazione di responsabilità per la fine del matrimonio. Poter dimostrare l’avvenuta infedeltà dell’ex è fondamentale per riuscire a tutelare i propri diritti in tribunale. Il coniuge causa dell’infedeltà, perde il diritto all’assegno di mantenimento ma se non autosufficiente economicamente, potrebbe aver diritto agli alimenti. Se l’ex partner vittima del tradimento dovesse morire prima del divorzio, l’altro coniuge non gli potrà succedere.

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https://sites.google.com/view/avvdavidecornalba/responsabilit%C3%A0-contrattuale-ed-extracontrattuale

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Nuda proprietà: cos’è e come funziona?

Molte persone, specialmente nelle grandi città, che hanno una bolla immobiliare quasi ingestibile, decidono di comprare una casa attraverso la nuda proprietà. Ma come funziona esattamente questa modalità di compravendita? L’acquisto della nuda proprietà è un’operazione immobiliare a tutti gli effetti. In pratica l’acquirente ottiene un immobile che però non può usare fino al termine dell’usufrutto, oppure alla morte del proprietario che gliela ha venduta. Quest’ultimo infatti ha il diritto di utilizzare l’immobile come stilato da accordi.

La nuda proprietà in genere riscuote un discreto successo perché gli immobili acquisibili attraverso questa modalità hanno un prezzo molto più basso dello standard. Ovviamente c’è una contropartita notevole, il compratore non sa quando effettivamente potrà mettere le mani sull’immobile. Tutto parte dal fatto che la proprietà è un diritto reale esclusivo ma il proprietario può riservare diritti reali minori, permettendo ad altri soggetti di goderne, divenendo a tutti gli effetti i titolari dell’usufrutto. Praticamente chi è titolare del diritto di usufrutto, può usare la casa per tutta la vita. Abbiamo quindi due soggetti, l’usufruttuario, ossia chi ha venduto la casa cedendone la proprietà e il nuovo proprietario dell’immobile che lascia in usufrutto al vecchio proprietario l’abitazione fino al suo trapasso. Per quanto riguarda le spese il proprietario deve occuparsi di quelle definite come straordinarie mentre l’usufruttuario ha il compito di mantenere la casa e quindi occuparsi di quelle ordinarie.

Sempre per quanto riguarda costi aggiuntivi, tutto quello che riguarda tasse relative all’immobile imposte varie, spetta sempre all’usufruttuario

Questa modalità presenta vantaggi per entrambe le figure coinvolte, l’ex proprietario ora o usufruttuario può beneficiare di una cifra cospicua in una fase delicata della sua vita come generalmente è la pensione, mentre chi ha comprato l’immobile, ha ottenuto una casa a un prezzo certamente più vantaggioso.

In sintesi, con l’acquisto di una casa in nuda proprietà si acquisisce la proprietà di un immobile pur senza il diritto di abitarci sin dal principio. Il venditore può vivere nella casa per tutta il resto della sua vita cedendola all’acquirente solo dopo il decesso.

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Abbiamo fatto la conoscenza dell’Avvocato Davide Cornalba del foro di Lodi, specializzato in cause civili legate al risarcimento del danno da fatto illecito. Lo studio legale dell’Avv. Davide Cornalba ha sedi in Milano, Corso di Porta Vittoria 18, e Lodi, Via XX Settembre 51. Grazie alla collaborazione di uno staff altamente specializzati, l’Avv. Davide Cornalba offre consulenze legali in materia di responsabilità civile in ambito di procedure di mediazione, in ambito giudiziale civile, in ambito giudiziale amministrativo, responsabilità penale, assistenza specialistica per opposizione a contravvenzioni, proposizione di denunce-querele, opposizioni a richieste di archiviazione. L’Avv. Davide Cornalba ha una profonda conoscenza delle responsabilità di natura contrattuale con riferimento alla colpa medica specifica (errore chirurgico, mancata o ritardata diagnosi…) sia in materia di infezioni nosocomiali anche alla luce della Legge 24 dell’8 marzo 2017; riforma della responsabilità medica che apre nuove prospettive mediatorie. Inoltre vanta costanti collaborazioni professionali con illustri docenti universitari di medicina-legale.

DAVIDE CORNALBA

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